La cerita

Cari lettori, in questo momento sono le 2:30 di notte precise, e un’oretta fa, mentre spegnevo il telefono prima di andare a dormire, ho visto la data e mi ha colpito: oggi è l’8 settembre e purtroppo questo vuol dire che l’ultimo lunedì dell’estate è ormai passato e manca meno di una settimana all’inizio della scuola. Vi dico, pur sapendo che suona strano, che io non mi sento né triste né scocciato; in questo momento provo un tipo di nostalgia — che è quella peggiore secondo me — felice. Vi parlo del tipo di nostalgia che in un film sarebbe rappresentata da una scena in cui i main characters sfogliano i file di un computer nel quale è inserita una chiavetta con le foto e i video di tutta l’estate, con in sottofondo Purple Rain di Prince e sullo sfondo un panorama semi-urbano e semi-campagnolo al tramonto; tutto questo mentre questi ultimiridono dei momenti passati assieme. Questa scena si chiude poi con uno di loro che sospira, ma un sospiro pesante, uno di quei sospiri che portano con loro tutta la consapevolezza di questo mondo: la consapevolezza che ormai è tutto finito. Sono finite le serate, sono finiti gli aperitivi dopo il mare con le stesse quattro o cinque persone, sono finite le lotte in acqua, sono finiti i tornei di "sette si schiaccia", sono finiti tutti gli after e tutte le notti in bianco, sono finite tutte le cazzate con gli stessi amici, sono finiti quei momenti in cui abbiamo litigato, sono finiti quei momenti in cui abbiamo amato, sono finite le sere in spiaggia per San Lorenzo o per Ferragosto, sono finite le ore sui lettini o sui materassini a prendere il sole, sono finite le sere ad aiutare quell’amico a mettersi con la ragazza che corteggia da anni ormai. Ed anche se molti di voi diranno che è una frase fatta, vi dico che è purtroppo vera, perché è solo quando stai lasciando andare una cosa per sempre che capisci quanto ne eri affezionato.
Ormai siamo entrati nel periodo in cui i meno organizzati continuano a convincersi che riusciranno a leggere tre libri di 300 e passa pagine, fare innumerevoli problemi di fisica e matematica e versioni su versioni di latino in soli tre o quattro giorni. Tutti compiti che ovviamente non finiranno mai, compiti che il primo giorno — o forse anche per la prima settimana — nessuno dei professori chiederà e che, quindi, continueranno ad essere rimandati al giorno dopo. Poi, dopo un po', smetteremo di lamentarci del caldo e smetteremo di portarci mille ventagli e ventilatori elettrici (quelli del cinese che si scaricano subito) che fanno sempre il giro della classe perché servono a tutti per quel "solo un secondo e te lo ridò", che poi non è mai un secondo. Piano piano, senza che ce ne accorgiamo, l’estate diventa solo un lontano ricordo e saremo immersi nella nostra routine fra sport, scuola, compiti e tutto il resto. Alcuni stanno per iniziare nuovi percorsi importanti della loro vita, altri invece sono alla metà di quelli e credono di sapere tutto, di aver visto e vissuto tutto, anche se, senza saperlo, anche loro inizieranno nuovi percorsi importantissimi. Poi, infine, c'è chi ha deciso che vuole iniziare la palestra per farsi un fisico per l’estate prossima — cosa che molto probabilmente non farà, utilizzando le stesse scuse di sempre: "sono troppo giovane per fare certe cose", "sono già troppo impegnato con lo studio", ecc.
Concludo dicendo che non ho una conclusione per voi: mi chiedo perché limitarci ad una conclusione quando la nostra vita è come un’opera teatrale che è lontana dalla sua fine. Come si suol dire, tempo al tempo, bisogna che ci godiamo ogni momento. Detto ciò, vi lascio con una domanda: vorreste rivivere il momento migliore della vostra vita vissuto fino ad ora o vorreste poter vivere quello che sarà il momento migliore in assoluto? Pensateci bene, leggetela due volte: niente è mai banale come sembra in superficie.



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