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“È più facile essere atei che cristiani”,perchè?

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    Redazione Sisma
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

«È più facile essere atei che cristiani», perché?

Iniziamo prima di tutto nell'identificare le due cose: cosa significa essere atei? Essere atei (dal greco "senza Dio") significa negare l’esistenza di Dio; ma attenzione, non solo di quello cristiano, bensì in generale. Pensandoci bene, però, essere completamente atei risulta per natura impossibile, perché da sempre l’uomo sa, nel profondo del proprio spirito, che c’è qualcosa di divino. Questa consapevolezza rimane persino nel linguaggio che utilizziamo: quando ci troviamo in un momento di pericolo estremo, ci viene naturale esclamare frasi come "Oh mio Dio!", il che non è affatto casuale. Basta pensare a tantissima gente atea convinta – persone che hanno speso la propria vita provando a smontare l’idea di un’esistenza divina – che in punto di morte chiama un parroco o un sacerdote per confessarsi. Questo accade perché è quasi impossibile non essere consapevoli della possibilità che Dio esista, e quindi, in fin di vita, si pensa al "non si sa mai".

Detto ciò, correggiamo la domanda iniziale: «È più facile essere agnostici che cristiani», perché?

Adesso possiamo dare una definizione di chi è cristiano: un cristiano è una persona che non solo crede in Dio, ma che segue Dio e la Sua parola, il che è completamente diverso. È più facile e più conveniente essere agnostici che cristiani, perché l'essere cristiani comporta la consapevolezza che si verrà giudicati per ciò in cui si crede. Si ha la consapevolezza che molte cose richieste dal cristianesimo vanno completamente contro il pensiero comune e i valori della società attuale. Per fare qualche esempio: la società di oggi ha normalizzato l'ubriacarsi, e chi non lo fa, il più delle volte, viene etichettato come "quello strano"; ha reso l’amore una cosa banale, sminuendo il suo significato stupendo e profondo per far emergere solo il lato sessuale. E potrei stare qui ore ad elencarne altri.

Ed è proprio qui che, come cristiani, dobbiamo porci una domanda: preferisco essere con il mondo ma contro Dio, o preferisco essere con Dio e contro il mondo? Preferisco un "piacere" momentaneo per poi soffrire per l’eternità, o "soffrire" adesso per gioire per l’eternità?

Giovanni Tozzi 1G


 
 
 

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