Apparenze
- Redazione Sisma
- 31 gen 2023
- Tempo di lettura: 2 min
In una società di apparenza è prevedibile che la bellezza sia il primo requisito per essere interessante. Lessi, qualche tempo fa, una frase che mi ha molto colpito: "bellezza è terrore". La bellezza è decisamente un fardello, sia per chi viene considerato bello, sia per chi no. Per le donne, poi, è una questione di vita o di morte, o almeno così ci viene insegnato fin da piccole. Un uomo è considerato attraente anche oltre i 50 anni, una donna a 40 anni, con qualche filo argentato tra i capelli ed un paio di rughe, è da buttare; se poi ha preso o perso qualche taglia, è insalvabile.
La verità è che la bellezza è una disciplina con cui educare le menti, consumatori e prodotti, maschi e femmine. Le donne vengono fabbricate dagli uomini, veniamo educate a sfoltire le sopracciglia e ad infoltire quelle troppo sottili, al desiderio di rifare il naso perché considerato troppo "maschile" sul nostro volto. Le labbra sottili sono da riempire con matita o filler, quelle carnose sono volgari col rossetto rosso. Ci educano a combattere contro il tempo, a sostenere i seni cadenti, ma, contemporaneamente, a rimanere "naturali", le donne tirate sembrano gatti. I capelli bianchi non devono essere visibili, le occhiaie vanno coperte.
"Non si chiede l'età a una signora!" Perché?
Perché dobbiamo essere clessidre con un granellino di sabbia che si è incastrato, eppure si seguono i trend e il fisico a clessidra andava di moda negli anni '50.
È un circolo vizioso da cui è difficile uscire, o sei troppo o sei troppo poco, non hai scampo, ci sarà sempre qualcosa che va corretto. Il trucco va bene, ma attenzione! Potresti sembrare una maschera se ne metti troppo.
E alla fine cosa rimane? La sera, allo specchio e siamo insoddisfatte, vorremmo sempre di più perché è questa la natura dell'essere umano, non fermarsi al "poco" se il "molto" è raggiungibile.
Allora ci immobilizziamo, ferme in attesa di essere inscatolate e messe in vetrina.
~Alessandra Marotta
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