Silenzio
- Redazione Sisma
- 4 ott 2022
- Tempo di lettura: 2 min
(Quest'articolo sarebbe dovuto essere pubblicato a fine maggio, purtroppo è risultato impossibile farlo. Approfittiamo però dell'attuale situazione politica in Italia per proporvelo lo stesso.)
La rappresentazione, la visibilità, il supporto sono importanti.
Il 17 maggio è stata la giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, eppure se n’è parlato pochissimo. Sarebbe stato cruciale affrontare un discorso sulla tematica in classe per sensibilizzare, ma anche solo per non macchiarsi di questo silenzio omertoso. La prossima occasione del genere sarà il mese di giugno, dedicato proprio all’orgoglio lgbt+. Ma facciamo un passo indietro. Fin troppo spesso si sentono frasi come: “Il Pride è inutile”, “Gli etero non hanno un mese che li rappresenti”, “L’omofobia non esiste, si sta sfociando nell’eterofobia”.
Quindi perché serve questa visibilità? O meglio, a chi può servire?Magari a Claudia Cecconello, donna lesbica insultata e percossa da un vicino a causa del suo orientamento sessuale; oppure al ragazzo sedicenne di Cosenza, picchiato ed umiliato dallo zio poiché si era permesso di indossare una bandana arcobaleno nella giornata dedicata alla lotta contro l’omofobia. O, ancora, a tutti quegli adolescenti che hanno deciso di compiere il gesto estremo perché non sopportavano più gli insulti, il peso delle discriminazioni.
Il Regno Unito ha coniato una moneta con i colori rappresentativi della comunità lgbt+ per il mese di giugno. Così facendo si porrà magicamente fine all’omofobia? No. Però meglio del silenzio corrosivo e struggente.
Mi rendo conto che il ragionamento qui illustrato possa sembrare assurdo per l’Italia. Un paese dove, come ha avuto il coraggio di dire Emma Ruzzon, i senatori possono permettersi di esultare per l’affossamento di un decreto di legge che, pur minimamente, tutelava delle persone. È uno Stato in cui si è felici, al settimo cielo, poiché delle persone sono state private di diritti umani. Una società in cui l’omofobia e il razzismo vengono spacciate per “umorismo” o “opinioni”. In cui si può scendere in piazza a manifestare la propria gioia per la vincita dello scudetto ma non il proprio orgoglio di appartenere alla comunità lgbt+. Probabilmente anche per questo il Pride non è una festa, una carnevalata. Cosa si può mai festeggiare quando in 72 stati ci sono leggi che vietano l’amore tra le persone dello stesso sesso, in 10 di essi punendole addirittura con la morte?
Esso è quindi un’esplicitazione di una lotta costante, di ogni insulto, di ogni violenza. Si manifesta oggi al fine di ricordare tutti coloro che hanno perso la vita per questa causa, coloro che hanno iniziato la battaglia con i moti di Stonewall. La comunità di donne lesbiche che aiutò le persone malate di AIDS quando tutti gli altri avevano loro voltato le spalle. Gli uomini e donne transessuali che sono tra i più colpiti dalle violenze. Si manifesta per far sentire meno soli tutti coloro che si stanno interrogando sul proprio orientamento sessuale. Si celebra la possibilità di poter manifestare, costata così cara a donne e uomini del passato.
-C.
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