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Giorno della Memoria

  • Immagine del redattore: Redazione Sisma
    Redazione Sisma
  • 27 gen 2023
  • Tempo di lettura: 2 min

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche entrarono nel campo di Auschwitz e svelarono al mondo intero l’orrore della Shoah, la brutalità dello sterminio del popolo ebraico. La realtà che si presentò ai loro occhi fu di una crudeltà assoluta: i sopravvissuti vagavano come fantasmi tra i morti.

Nello stesso giorno, ogni anno, si celebra il Giorno della Memoria, per non dimenticare cosa è stata la Shoah e i suoi milioni di vittime.


La celebrazione della Giornata della Memoria ci porta alla mente le immagini del filo spinato elettrificato, dei vagoni bestiami usati per deportare, delle ciminiere fumanti, del pigiama a righe, del lavoro forzato, delle marce disumane. In tal modo ricorderemo a cosa può portare la follia umana mentre il dolore e la sofferenza accompagneranno questo pensiero.


Liliana Segre, senatrice a vita e sopravvissuta all’Olocausto, sostiene che ogni anno si tende a dimenticare e a dare sempre meno importanza al passato. Lei teme che nel futuro sui libri di storia rimanga “una sola riga al riguardo e poi neanche più quella”.

I testimoni che hanno vissuto l’orrore del campo di sterminio propongono iniziative per mantenere vivo il ricordo di quel periodo buio della storia. Una di queste è rappresentata dalle pietre di inciampo, sulle quali viene inciso il nome, l’anno di nascita, il giorno e luogo di deportazione e la data di morte: le vedi ogni giorno, ti fermi a guardarle e così ricordi che il Giorno della Memoria è ogni giorno, non solo una volta all’anno. Ovviamente stiamo parlando di un tipo di inciampo emotivo e mentale, non fisico, che invita alla costante riflessione. La presenza di queste pietre riporta il passato nel presente di ognuno di noi, affinché nulla venga dimenticato.


Parlare continuamente di quel periodo tragico e oscuro della storia può incoraggiare anche a un maggior rispetto dei diritti umani. Il Giorno della Memoria non serve soltanto a ripercorrere gli anni bui dell’occupazione nazista ma anche a impedire affinché qualcosa di simile si possa ripetere: “è avvenuto; quindi, può accadere di nuovo” (Primo Levi - “I sommersi e i salvati”).


Elisabetta Vecchion

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