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Come l’Europa è cambiata in una notte

  • Immagine del redattore: Redazione Sisma
    Redazione Sisma
  • 7 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Domenica 12 Aprile, il popolo ungherese è stato chiamato alle urne per decidere il Primo Ministro per i prossimi 4 anni. Le elezioni sono state un momento storico per l’Ungheria ma potrebbero segnare un punto di svolta per tutta l’Europa. Per capire la loro importanza, suddividiamo l’insieme in più parti: parliamo del governo uscente e del suo protagonista, poi parleremo dell’opposizione e della sua faccia, in seguito analizziamo il clima che ha caratterizzato queste elezioni e, per finire, ciò che il futuro ha in serbo per gli ungheresi.

 

1. FIDESZ E VIKTOR ORBAN

La figura più influente e allo stesso tempo controversa della storia moderna ungherese è senza dubbio Viktor Orban, leader del partito Fidesz. Ininterrottamente al potere dal 2010, ha creato un governo estremamente stabile e centralizzato basandosi su una linea nazionalista, conservatrice, populista e reazionaria.

Durante il suo lungo mandato, Orban ha promosso riforme che hanno rafforzato il potere esecutivo, aumentato il controllo su media e istituzioni, di fatto controllando la grandissima parte dei canali di informazione. Egli ha cambiato il sistema elettorale, nel 2012, ridisegnando i distretti elettorali e modificando il sistema di assegnazione dei voti, assicurandosi di fatto un enorme vantaggio. Ma non è neanche la parte più opinabile. Il documentario “Il prezzo del voto”, disponibile su YouTube, presenta i risultati di un’inchiesta condotta da cineasti e giornalisti indipendenti. Nel documentario, ci viene mostrato come il governo abbia offerto ingenti somme di denaro e enormi quantità di cibo ai cittadini in cambio del loro voto per Orban e Fidesz.

Chiaramente però l’operato di Orban non si è concentrato esclusivamente sulla politica interna. A livello internazionale Orban si è sempre dimostrato ostile nei confronti dell’Europa, abusando del proprio diritto di veto, l’Ungheria ha bloccato svariate decisioni del Consiglio Europeo.  Va poi considerato l’atteggiamento di Orban nei confronti di Putin e della Russia, da sempre amichevole e cooperativo.

 

2. TISZA E PETER MAGYAR

Parliamo ora di chi si è presentato come alternativa concreta ad Orban, Peter Magyar e il suo partito, Tisza.

Magyar nasce in Fidesz, ma nel 2024 abbandona il partito a causa di uno scandalo. Da allora si presenta estremamente critico dell’amministrazione di Orban e ne denuncia la corruzione e la gestione del potere. Sempre nel 2024, Magyar entra nel partito di centrodestra Tisza e si candida al Parlamento Europeo con esso. Raggiunge il 30%, vincendo quindi un seggio al Parlamento Europeo.

Quest’anno si è candidato contro Orban, presentandosi come alternativa concreta e promettendo di mettere una pezza sui pasticci del semi-dittatore. Infatti, la campagna elettorale di Tisza e Magyar è stata caratterizzata dalla lotta alla corruzione e dalla promessa di una ritrovata democrazia, dando nuovamente potere alle istituzioni e indipendenza ai media, e di un riavvicinamento all’Europa, troppo allontanata da Orban.

Tuttavia nessuno è perfetto, infatti anche Peter Magyar è stato ricoperto da numerosi scandali, riguardanti abuso domestico e uso di droghe.

 

3. LE ELEZIONI

I sondaggi hanno parlato chiaro per tutta la campagna elettorale: Tisza e Magyar in netto vantaggio. Questo è anche dato da una relativa unione dell’opposizione. Molteplici partiti hanno infatti rinunciato alle elezioni, evitando di “sprecare voti” ed esortando i propri elettori a votare per Tisza, per mettere un punto alla “democrazia illiberale” di Orban. Quest’ultimo, dal canto suo, chiama in soccorso il meglio della nuova destra populista mondiale, da Giorgia Meloni a Javier Milei, passando per JD Vance e Netanyahu, con il vice-presidente americano che si presenta a Budapest per apparire in un comizio di Orban pochi giorni prima le elezioni.

I dati sono impressionanti: affluenza al 77,8%, numero senza precedenti dalla nascita della democrazia nel 1990. I risultati sono altrettanto sbalorditivi: Tisza al 53,8%, vincendo 138 seggi su 199 e Fidesz fermo al 37,6% con “solo” 54 seggi in parlamento.

 

4. IL FUTURO DELL’UNGHERIA

Proprio questo risultato conferisce a Tisza una “super maggioranza” che gli permette di modificare la costituzione, cosa che naturalmente rende assai più facili i cambiamenti promessi in campagna.

Dopo queste elezioni l’Ungheria si trova davanti ad una fase di cambiamento. Il nuovo governo potrebbe avviare riforme importanti, soprattutto in ambito istituzionale e nella gestione della giustizia e dei media. Anche i rapporti con l’Unione Europea potrebbero migliorare, con possibili benefici economici e politici.

Ma la strada è ardua e la lotta è appena iniziata, il sistema creato da Orban è radicato, il nuovo governo potrebbe riscontrare difficoltà e resistenze. Inoltre, Tisza è un partito relativamente giovane, che quindi potrebbe riscontrare problemi strutturali e le enormi aspettative create in campagna elettorale avranno bisogno di essere soddisfatte.

 

In conclusione, queste elezioni rappresentano un passaggio fondamentale nella storia recente dell’Ungheria e dell’Europa.  Resta però da capire se il cambiamento che si prospetta riuscirà davvero a trasformarsi in riforme concrete e durature. L’Ungheria entra così in una fase nuova e incerta, in cui il futuro non è ancora scritto, ma in cui, per la prima volta dopo svariati anni, il cambiamento appare possibile.

 

Matteo Rega

 
 
 

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